| È in bilico tra
realtà, sogno e memoria che nasce e prende forma il mondo poetico
di Angela Reggiori.
Un evocativo gioco di rimandi domina
le lastre di quest'artista, raffinata e sensibile interprete di uno spazio
del quotidiano fatto di ricordi e di immaginazione.
I soggetti figurativi protagonisti
delle sue opere risultano non di rado osservati in chiave simbolica, quasi
essi fossero le raffigurazioni tangibili di sentimenti e riflessioni. E
sebbene di primo acchito possano apparire semplici e di facile lettura,
poiché si limitano a raffigurare brani realistici di un universo
già noto, è dall'analisi più accorta di ogni singolo
dettaglio che si scopre quanto quell'universo non sia noto per nulla. Niente
è dato per scontato. Non i casolari, non le campagne; non gli insetti
né gli animali notturni. Nel continuo alternarsi di presenze naturali
e artefatti architettonici, prende vita un mondo soggettivamente sconfinato
in cui ogni elemento del racconto diviene metafora di un pensiero, vocabolo
dell'inconscio. È così che ogni dato osservato trasfigura,
nella mente e nella fantasia dell'artista, in altro da sé; in un
paesaggio di sogno, in una visione che poco condivide con la sua essenza
reale.
Dai paesaggi alle immagini oniriche,
ciò che prevale è un sentimento di intimità e quiete
talvolta tuttavia velato di nostalgia e di solitudine. La totale assenza
della figura umana contribuisce, a questo proposito, ad accentuare tali
sensazioni, suggerendo ulteriormente il presentimento che ogni brano faccia
parte di uno scenario interiore. Accostando i soggetti maggiormente significativi
della produzione di Angela Reggiori, sorge infatti il dubbio che essi siano
frutto di un gioco di rispondenze tra cosmo e microcosmo, di una attenta
indagine della natura e della sue "voci", riflessi forse di accadimenti
personali.
Il duplice percorso, condotto dall'artista
dalla seconda metà degli anni Ottanta sino ad oggi, si caratterizza
pertanto per il costante alternarsi di vedute naturalistiche e rappresentazioni
surreali. In composizioni dall'atmosfera rarefatta si aprono spazi di ampie
prospettive, o scorci di edifici i cui profili si sfaldano per effetto
di una luce opaca e inquietante. Cascine, palazzi, chiese: luoghi già
visti, impressi nella memoria, sono i frammenti di un diario di viaggio
fatto di impressioni, rimandi e rielaborazioni fantastiche. Il luminismo
simbolico che avvolge le immagini, conferendo loro significati che travalicano
il semplice naturalismo, è ottenuto per mezzo di un uso sapiente
del tratteggio e delle morsure. L'attenzione ai valori tonali, unitamente
alla purezza del segno grafico, produce effetti chiaroscurali che, prevalentemente
nella resa degli sfondi, rimandano a valenze pittoriche. L'utilizzo di
un tratto graffiato, istintivo, si sovrappone alla stesura uniforme di
grigi modulati, dando vita ad un linguaggio personalissimo frutto di una
continua ricerca tecnica e di sperimentazioni metodologiche.
E se a livello delle composizioni paesaggistiche
è la luce l'elemento chiave della narrazione, nelle opere dai risvolti
più intimistici è il buio, nelle infinite variazioni dei
neri, a dominare la scena. Fitti intrecci segnici scavano la lastra; su
sfondi costantemente densi e scuri si muovono, silenziose, farfalle, cicale
e scarafaggi, protagonisti del mondo visionario di ciò che si immagina
e che l'inconscio detta. Tra suggestioni vagamente espressioniste e accenti
lirici di matrice romantica, prendono forma ambienti notturni, conturbanti
allegorie di riflessioni esistenziali. Petali vellutati di rose e di orchidee
fanno da quinta ad insetti e a presenze indefinite, che non sembrano appartenere
più alla realtà e che emergono da un ideale sfondo scuro,
in un'atmosfera appena suggerita dalla scansione di piani differenti. Le
zone segnate dal gusto per la minuzia, si alternano ad altre in cui le
ombre scure si addensano e avvolgono ogni cosa nella matericità
dell'inchiostro tipografico.
Spazi del quotidiano e spazi interiori,
realtà visibili e realtà occulte, verità e memoria:
l'opera grafica di Angela Reggiori si sviluppa così su un gioco
biunivoco di rifrangenze tra mondo esterno e dimensione dell'"io", condotto,
bene inteso, con una misura poetica che nelle immagini di questa giovane
artista si traduce in valori espressivi di grande raffinatezza.
Chiara Gatti |